Programma Culturale 2018 “Terni Poesia”

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PREMIO DI POESIA “LUCIANA NOTARI – X EDIZIONE”

PRIMO CLASSIFICATO “POESIA EDITA”

Fabio Franzin – Terra e aria

«Camminare / è pregare con i piedi» dice Fabio Franzin in una sua poesia. E ancora: «la distanza tra noi e il sacro // è un pellegrinaggio da compiere». Il suo libro Erba e aria è in definitiva questo: un atto d’amore per la scrittura come cammino, peregrinazione verso l’origine, ritorno alla terra e a quell’aria che la nutre e la vivifica. Il cammino non reca tracce di nostalgia; scongiura l’idillio perché, ci dice ancora il poeta, «quel passato / è ancora qui, con me, fra lo sguardo e il cuore». La memoria è dunque non regressione ma radicamento. L’incontro con i luoghi, con il variegatissimo mondo vegetale e animale, e anche quello con i morti, è un viatico verso un amore per la vita più profondo e consapevole. «I segni verdi» di cui il paesaggio è intessuto sono scritture, laicamente sacre, in cui individuarsi, inscriversi e da cui scrivere il proprio paesaggio, aperto e accogliente con l’altro da sé. Per una simile impresa c’era bisogno di tornare alla lingua delle origini: un dialetto geograficamente ben individuato ma su cui si innestano le inevitabili varianti di chi la lingua la ricrea, con effetti fonico-timbrici e ritmici di grande finezza e felicità espressiva, che restituiscono alla natura i suoi suoni, i colori, i guizzi più impercettibili e vitali di quel tutto che ci accoglie e ci ricomprende.

SECONDO CLASSIFICATO “POESIA EDITA”

Riccardo Olivieri – A quale ritmo, per quale regnante

Il libro di Riccardo Olivieri A quale ritmo per quale regnante sembra contenere in sé più libri. Non per la mole delle poesie, che anzi risponde a un criterio di sobrietà dettato da una precisa architettura compositiva, bensì per la varietà dell’ispirazione e dei toni, che spaziano dall’elegia familiare, all’epica sociale, dalla memoria personale e collettiva, alla scabra traduzione in versi di un disturbo clinico. A tenere insieme le tante cadenze di questa voce è un nucleo sicuro e inattaccabile di poesia intensamente etica, che corrisponde prima ancora che a un modo di scrivere a un modo di essere nel mondo e di risuonare con esso. Da qui nascono i versi luminosi, ora dolenti ora sorridenti, sempre intensamente affettivi, dedicati al figlio, al padre, alla madre, agli amici, ai luoghi impregnati di ricordi e di verità. Sono versi che hanno profondamente assimilato le esperienze poetiche più significative del Novecento e che non temono la variazione, il cambio di ritmo e di metro, pur di afferrare le tante e mutevoli forme del nostro più autentico esser-ci.

TERZO CLASSIFICATO “POESIA EDITA”

Daria De Pellegrini – Spigoli vivi

Il centro nevralgico della scrittura poetica di Daria De Pellegrini nel libro Spigoli vivi è nella sua capacità di accogliere un dolore acuto e costante trasformandolo in una possibilità di redenzione attraverso l’ostinata resistenza della lingua. La sua non è un’ontologia del negativo di ascendenza novecentesca: il registro non è metaforico né il male si palesa attraverso catene associative di pensiero. Piuttosto questa scrittura si immerge nelle cose (l’orizzonte è angusto, quasi claustrofobico: gli interni domestici, il giardino, il paesaggio visibile da una finestra); viaggia tra esse, le spoglia fino a farle risuonare di una pena immedicabile. E’ una poesia, la sua, che ha il coraggio di uno sguardo prolungato e lucido, che sostiene la responsabilità derivante dalla reclusione di sé e dalla rinuncia alle illusioni. Ed è grazie a questa coerenza che la poesia può lanciare la sua sfida a un mondo impervio e insidioso, smascherando l’inganno e andando a fondo del proprio dolore, e solo così aprirsi a inedite possibilità di luce.

VINCITORE OPERA PRIMA EDITA

Ivonne Mussoni – La corrente delle cose ultime

Aerea, apparentemente imponderabile, la poesia della giovane Ivonne Mussoni è invece già dotata di un peso specifico proprio, di una direzione precisa e impetuosa, esattamente come la corrente del titolo. Vortici, mulinelli, rapide improvvise ne rendono più intenso il percorso, che tende a una considerevole maturità espressiva, a un uso luminoso della lingua, consapevole e assai personale. I versi di Ivonne raccontano l’assenza, la nostalgia delle persone amate, si esercitano alla ricostruzione, al desiderio, all’esorcismo, finanche a un umanissimo miracolo («il miracolo è potersi riconoscere fra tutti»). La scrittura è un atto di ascolto e di piena compassione in cui a prevalere è un dolore partecipe e mai rassegnato, un pianto senza lacrime, come quello della Sirenetta di Andersen chiamata ad aprire una sezione del libro. Ed è anche divinazione, se le ultime poesie sono intitolate, sotto l’egida onirica del Fellini di , con i nomi dei tarocchi. Libro di «lacerante dolcezza», esordio molto promettente che lascia chiaramente vedere un lungo e proficuo svolgimento.

PRIMO CLASSIFICATO “POESIA INEDITA”

Lino Grimaldi
La poesia di Grimaldi si impone per una sua disinibita, eppure meditata libertà
metrica. Versi iper-lunghi e versi-bonsai si alternano in un flusso praticamente
ininterrotto, in cui la forza immaginifica la fa da padrone. E sono proprio l’originalitá
delle associazioni, la potenza iconica e ritmica e la freschezza di alcuni lampi
metaforici a segnare essenzialmente l’ordito poetico di Grimaldi. In un alternarsi di
registri alto e basso, naturale e concettoso, popolare e allegorico. Il fiume ribollente
delle immagini e del pensiero, ora deviante nell’intimismo esistenziale, panicoamoroso,
ora tangente le sponde della storia e dell’attualitá, scuote il lettore e
rende la poesia di Grimaldi, a tratti, sorprendente.

SECONDO CLASSIFICATO “POESIA INEDITA”

Vincenzo Ricciardi

Sorvegliato ed enigmatico, sensoriale ed onirico, sapienziale e sentimentale si mostra il dettato
poetico di Vincenzo Ricciardi. I suoi versi sembrano sorgere da una dialettica costante tra luce e
penombra, veglia e dialogo fantasmatico, in notturni rugiadosi e percezioni boschive dove una
nota timidamente visionaria fa da contraltare ad sottofondo nostalgico e doloroso dell’esistenza.
La nitida, eppure a volte rotta, linea esistenziale del canto ricciardiano è voce che, comunque,
cerca di comporsi in un afflato se non di pace, almeno di speranza.
Associazione Gutenberg

TERZO CLASSIFICATO “POESIA INEDITA”

Alessandra Scarano

Moderna e tormentata Saffo, Alessandra Scarano imprime ai suoi versi una riconoscibile
aura dal sapore classicistico: la metrica solida e misurata, una sonorità cristallina, la parola
scolpita, l’eros, i luoghi del monologo-dialogo amoroso, le rovine mortifere, le vestigia
parlanti, ciò che resta della divinità, lo splendore decadente ma anche consolatorio della
natura. Su questo impianto che potremmo dire post-ellenistico, la Scarano innesta la sua
sensibilità di donna del terzo millennio, complessa e complicata, tra tensione gnomica e
ricerca sempiterna del lido d’amore, come una profetessa fragile.

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Alcuni frammenti dell’evento “Sandro Penna – Una cheta follia”

Alcuni frammenti dell’evento “Il porto sepolto – Andrea Chimenti canta Giuseppe Ungaretti”

 

 

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